Pubblicità: quale futuro?

Una volta si chiamava reclame, oggi advertising o più comunemente pubblicità. Comunque la si voglia chiamare si tratta di una delle più antiche forme di comunicazione, quel fenomeno da cui siamo inondati, indispensabile per qualsiasi attività commerciale, che serve a far conoscere e promuovere prodotti e servizi, utilizzando un canale di comunicazione. 

Prima del digitale, i canali di comunicazione erano tutti monodirezionali: la radio, i giornali e in testa a tutti, in termini di efficacia, la televisione. Utilizzando un linguaggio prettamente emotivo, che punta sull’affinità valoriale e non lascia spazio a spiegazioni razionali, la pubblicità ha fatto del broadcasting televisivo la sua principale arma riuscendo a raggiungere un pubblico sempre più vasto e diversificato a seconda della fascia oraria in cui viene programmata. 

La pubblicità parte dalla costruzione di awareness, cioè della conoscenza del marchio pubblicizzato, e ha ovviamente come ultimo obiettivo quello di fare vendere quella determinata marca al target di pubblico a cui si rivolge e il linguaggio utilizzato, che usa più codici (verbale, sonoro, iconico) rappresenta la vera forza del messaggio pubblicitario.  

L’advertising con il digitale

Cosa è successo in questi ultimi anni? Cosa è cambiato per la pubblicità? Sostanzialmente, dicono gli esperti, dopo 15 anni dalla nascita del digitale la pubblicità è rimasta identica.

L’advertising è una delle ultime frontiere che il digitale riuscirà a cambiare. In sostanza la Tv resterà comunque il mezzo privilegiato dai brand per raggiungere obiettivi di awareness su un pubblico di massa, un pubblico ancora troppo abituato ad un linguaggio emotivo ma che si sta rivelando sicuramente non più adeguato. I social stanno sempre più confermando l’importanza dello scambio di informazioni e di vedute degli interlocutori con le marche. Proporre un contenuto qualsiasi, senza scambio di idee e di visioni, non sarà un modo di fare pubblicità valido ancora per molto tempo. 

Pubblicità e social media

Da quanto emerge dallo studio Media Reactions 2021 di Kantar, tra i brand globali è Instagram quello che gestisce meglio il bilanciamento tra ambiente pubblicitario affidabile e innovativo. YouTube, Google e Facebook sono piattaforme affidabili ma sono considerate leggermente meno innovative. Tuttavia, secondo Kantar, tra le branded digital platformTikTok rimane al primo posto della classifica globale di Ad Equity, vale a dire quegli atteggiamenti che i consumatori hanno verso la pubblicità, all’interno di determinate piattaforme. 

In Italia circa 35 milioni di individui passano in media sui social network 2 ore al giorno: postano, taggano, consigliano, mettono like. Il 98% accede da mobile e il 31% usa i social per lavoro: questo dato rende bene l’idea dell’importanza che queste piattaforme hanno per i moderni marketer. Se quindi il mezzo televisivo rimane ancora saldamente sul podio dei canali più efficaci, è anche vero che saper realizzare una strategia di Social Web Marketing è ormai un imperativo per i brand che vogliono ampliare la propria base clienti o cercando nuove opportunità di business. Alcuni lo hanno compreso da tempo, per altri, soprattutto le piccole e medie imprese, è ancora una strada nuova da esplorare ma sicuramente molto promettente. E soprattutto, quasi obbligatoria…

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