Evoluzione della Comunicazione

Infodemia, la caratteristica della comunicazione del Covid (ma anche dei Social)

Nel mondo e soprattutto in Italia, la pandemia da Covid 19 ha prodotto nuove modalità anche nella informazione e nella comunicazione. 

La tecnica secondo la quale è stata affrontata la trasmissione delle notizie da parte dei media è stata principalmente una, improntata sull’emergenza

La necessità era infatti quella di far capire alle persone quanto grave fosse la crisi, considerando che nessuno si era mai trovato prima in una situazione simile e che non c’erano termini di paragone. 

In particolare, ripercorrendo le tappe della pandemia e dei DPCM emessi dal Governo a partire dal 23 febbraio 2020 (data del primo DPCM), è evidente la correlazione tra il cronicizzarsi della situazione pandemica, l’acuirsi dei numeri relativi contagi, decessi, ricoveri, e la promulgazione di nuove restrizioni, correlazione che non ha fatto che aumentare la percezione dello stato di crisi e la diffusione di una sensazione generalizzata di emergenza.

Per definire questa di tecnica comunicativa è stato coniato il termine infodemia già nel 2003, da David J. Rothkopf, un giornalista del Whashington Post, che durante l’emergenza per l’epidemia da SARSS, lo scrisse in un articolo dal titolo “When the Buzz Bites Back”.

Il termine vuole indicare il volume di notizie false e ambigue a cui siamo esposti e che finiscono per ostacolare il discernimento della verità a fronte di determinate situazioni di pericolo pubblico e diffuso. La definizione nell’articolo stabilisce che “con il termine infodemia si intende la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi in un determinato argomento per la difficoltà di individuare le fonti attendibili”.

Leggendo con attenzione la definizione, possiamo renderci conto che questa caratteristica è tipica non solo della situazione pandemica che stiamo vivendo, ma anche del mondo della comunicazione social. Anche all’interno dei social network sperimentiamo la stessa difficoltà a orientarci, e le stesse difficoltà a stabilire la veridicità delle fonti a cui abbiamo accesso; questo perché anche i social sono caratterizzati dallo stesso vortice incontrollato e velocissimo di notizie, che non di rado si rivelano false e ambigue.

L’infodemia normalmente si verifica in caso di epidemia, terrorismo, migrazioni, tutte situazioni in cui accade che la richiesta di informazione aumenti; a questa richiesta segue una produzione di notizie non controllata per cui le fonti possono non essere coloro che istituzionalmente sarebbero deputati a informare. 

Le conseguenze di tale fenomeno sono ovviamente dannose, generano uno stato di confusione perdurante, senza contare che informazioni non corrette quasi sicuramente determinano anche comportamenti non corretti. 

Tutti noi con il Covid abbiamo dovuto imparare a gestire nuovi tipi di informazioni prima incomprensibili, come i dati relativi ai contagi e gli indici pandemici, e a conoscere nuove fonti che prima non si esprimevano direttamente, come i medici e gli esperti dei diversi campi di cui probabilmente abbiamo sentito parlare per la prima volta in questa occasione. 

Per non parlare della velocità e del volume delle notizie a cui siamo stati esposti in questo periodo.

L’11 marzo 2020 l’OMS ha dichiarato il Covid la prima pandemia al mondo, e questo ci ha velocemente accompagnati in un effettivo stato di infodemia, con tutte le conseguenze che abbiamo ampiamente notato in termini di controinformazione, o tentavi di informazione alternativa, soprattutto sul tema dei vaccini e della loro presunta pericolosità. Si tratta di un fenomeno che dobbiamo sicuramente studiare con maggiore attenzione, e da cui dobbiamo imparare a trarre qualche lezione in più, anche sperando di non doverci trovare nuovamente ad affrontarlo.

Leave a Reply

Your email address will not be published.